LUNEDÌ CHIUSO

MAR 10:00 – 20:00 (ultimo ingresso 19:30)
MER-DOM 10:00 – 23:00 (ultimo ingresso 22:30)

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Drama: Four Acts

6 giugno 2026
16 ottobre 2026

Si parte il 24 giugno con “God Year”, la mostra personale di Paolo Canevari realizzata al primo piano della Palazzina. Il 16 luglio sarà invece protagonista Marino Marini, uno dei grandi artisti del Novecento, di cui verranno esposte una serie di sculture in bronzo raccolte con il titolo “No Heroes”. A partire da quel giorno le opere di Marino dialogheranno con quelle di Canevari, in un allestimento di forte connotazione drammatica, mentre a settembre prenderà vita il terzo atto. Si tratterà di un intervento site specific dell’artista norvegese Per Barclay“Oscuro Abbagliante”. Anche in questo caso le opere di Marino saranno relazionate a quelle di Barclay. A completare il percorso sarà inoltre un’installazione sonora di Friedrich Andreoni, collocata sul bastione affacciato su Firenze, pensata per accompagnare il visitatore lungo il percorso espositivo.

God Year

Tra gli artisti italiani più conosciuti a livello internazionale, Canevari è noto per l’utilizzo di differenti materiali e medium, quali il disegno, il video, la scultura, l’installazione e la performance. Nella sua pratica interdisciplinare utilizza oggetti e simboli comuni facilmente riconoscibili al fine di commentare e, spesso, decostruire e criticare ideologie, credenze religiose e narrazioni politiche, oltre ai grandi miti del progresso e della felicità sociale. Cresciuto a contatto con le pratiche delle avanguardie contemporanee (arte povera, arte concettuale, performing art), educato alla scultura in ambito familiare, ha sempre saputo rileggere in senso nuovo l’arte classica e rinascimentale, quella moderna e del modernismo. Questa specificità ha permesso all’artista di muoversi nel mondo con intelligenza, sia teorica sia pratica.

L’arte di Canevari pone lo spettatore di fronte alla realtà più dura e tragica, comunicando la violenza fratricida dei nostri tempi senza la retorica tipica dei media, talvolta complici di travisamenti di fatti e immagini, nonché di manipolazioni del senso delle parole. Le sue opere svelano con leggerezza e ironia il cinismo dell’Economia e del Capitale, la natura distruttiva e oppressiva del Potere, quello omologante di ogni Ideologia, proponendo l’opera d’arte come oggetto materico, ansioso e perturbante.

L’immagine, per Canevari, ha una funzione complessa, non riducendosi mai a una semplice informazione o una mera didascalia. Si tratta di uno strumento poetico e iconico utile alla presa di coscienza e alla crescita cognitiva. Dal punto di vista iconico e simbolico è sempre trattata e fatta funzionare come un’esperienza aperta, dai significati plurimi. Una Rolls-Royce è tatuata con il messaggio “HO FAME”; un bambino palleggia con un cranio tra le rovine di palazzi bombardati; piccoli e grandi carri armati realizzati con la ‘pelle’ degli pneumatici trasformano il gioco in immagine di guerra e viceversa. Una figura lignea della Vergine Maria sorregge uno pneumatico sulla testa come se fosse un’aureola; cappi realizzati con la gomma delle camere d’aria evocano immagini di sacrificio e condanna; un uomo (l’artista in persona) vestito elegantemente di nero accoglie a braccia aperte un ordigno che cade dal cielo. Uno pneumatico tagliato serve a costruire sulla parete la parola Dio, accoppiando la dimensione materialistica della civiltà industriale con quella spirituale, il movimento orizzontale (l’auto) con quello verticale (la teologia).

Canevari lavora spesso sull’ambiguità dei segni, dei materiali e delle forme, trasformando le immagini più familiari in presenze inquietanti, in dispositivi critici e decostruttivi. La sua ricerca nasce dalla tensione tra il linguaggio dell’arte e quello della realtà, tra estetica e politica, mettendo in dialogo, e spesso in conflitto, simboli culturali, emblemi del potere, riferimenti alla storia politica e religiosa, miti collettivi, stereotipi e luoghi comuni, oggetti della vita quotidiana. Attraverso queste opposizioni costruisce una visione tragica dell’esistenza contemporanea, in cui ogni simbolo può rivelare il proprio lato oscuro e ogni immagine può caricarsi di significati contraddittori e universali.

La riflessione sulla violenza, sulla memoria e sui meccanismi di controllo, separazione e censura che attraversano la società contemporanea viene posta al centro attraverso l’utilizzo di materiali poveri e industriali, come la gomma degli pneumatici, che diventa metafora della condizione sociale e dei pericoli che nascono con lo sfruttamento delle risorse energetiche. Il petrolio, i suoi derivati, l’industria automobilistica, sono messi sotto accusa. L’oro nero è tra i più potenti strumenti di supremazia nella geopolitica, coefficiente di ricchezza e predominio globale. La risorsa, ad oggi necessaria al progresso, è anche quell’elemento che può scatenare guerre e crisi finanziarie.

Esemplare è l’opera intitolata “Landscape”: una bandiera americana copre una pila di bidoni e pneumatici, che appaiono come un feretro. Si tratta di una potente, icastica riflessione sullo stretto legame tra la miscela oleosa e la grande potenza americana.

Il titolo stesso della mostra, “God Year”, è un’espressione ricavata dal nome di una delle più note industrie di pneumatici che evoca “l’anno del Signore”, mostrando quanto sia sottile il confine tra sacro e profano, tra portatori di pace e produttori di morte, tra progresso e povertà, tra verità e false retoriche.

In molte opere l’artista ricorre inoltre alla dimensione del gioco e del sacrificio, due elementi solo apparentemente opposti. Il gioco assume una funzione insieme catartica e perversa: dietro la leggerezza dell’azione ludica si celano dinamiche di sopraffazione, rituali collettivi e forme simboliche cariche di violenza. Il sacrificio, a sua volta, richiama archetipi antichi e strutture profonde dell’inconscio collettivo, diventando uno strumento attraverso cui Canevari interroga le contraddizioni della storia e della contemporaneità, le pulsioni e gli istinti mortiferi e distruttivi che nutrono e pervadono gli esseri umani, il gruppo, gli adepti, le masse guidate o sottomesse da valori e ideali di morte o di supremazia razziale. È proprio in questa oscillazione tra innocenza e crudeltà, tra ironia e tragedia, tra gioco e violenza che la sua opera trova una delle sue espressioni più potenti.

In collaborazione con Galleria Stein e con Petri Corse Automobili Rolls-Royce Sales & Service Specialist Firenze.

No Heroes

Dal 16 luglio il progetto espositivo Drama: Four Acts si arricchisce di un nuovo capitolo con l’apertura al pubblico di No Heroes, la mostra dedicata a Marino Marini negli spazi del Forte Belvedere.
Promosso dal Comune di Firenze e realizzato dalla Fondazione Mus.e, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento e con l’ideazione e la curatela di Sergio Risaliti, Drama: Four Acts ha inaugurato l’estate culturale di Belvedere Firenze attraverso un percorso che intreccia arte contemporanea, patrimonio storico e paesaggio. Il progetto si sviluppa nell’arco della stagione estiva come un dramma in quattro atti, mettendo in relazione artisti e linguaggi di epoche differenti.

Il secondo atto vede protagonista uno dei più grandi maestri della scultura del Novecento. Con No Heroes, una selezione di cinque sculture in bronzo di Marino Marini entra infatti in dialogo con le opere di Canevari, dando vita a un allestimento di forte intensità emotiva e concettuale.
Al primo piano della Palazzina, il confronto tra Marino Marini e Paolo Canevari affronta il tema della storia, esplorando l’essenza più profonda della condizione umana, dei conflitti e della crisi della civiltà umanistica. Le opere di Marino Marini, caratterizzate da una straordinaria forza espressiva e da una costante ricerca identitaria legata alla figura umana e ai suoi archetipi, si confrontano con il linguaggio contemporaneo di Paolo Canevari, che utilizza materiali industriali e di recupero per evocare tensioni storiche, sociali e politiche.

Fulcro della ricerca di Marino Marini è il celebre tema del cavallo e del cavaliere, affrontato dall’artista come metafora della condizione umana e del rapporto tra individuonatura e storia. Se nelle opere degli anni Trenta le figure conservano un equilibrio monumentale e una misura classica, l’esperienza della Seconda guerra mondiale, quella dello sterminio e delle apocalissi nucleari, trasforma profondamente questo linguaggio. I corpi si irrigidiscono, le forme diventano spigolose, il cavallo si impenna fino a disarcionare il cavaliere come nella serie dei Miracoli. La perdita di equilibrio diventa così immagine della crisi dell’uomo moderno, travolto da una violenza che non riesce più a governare. Cavallo e cavaliere assolvono in fondo a una critica
della nuova società tecnologica e industriale, oppressiva, disumanizzante, responsabile di conflitti sociali e distruzioni fratricide. Sentimenti e sensazioni del tragico della storia che Marino trasferisce nelle sue ultime e drammatiche sculture, quali i Gridi e i Miracoli, con le figure frante, distorte, urlanti e accasciate. Così scriveva l’artista a proposito dell’energia nucleare: “Gli uomini hanno scoperto qualcosa che è più grande di loro, qualcosa che non riescono più a dominare, che diventa pericoloso per l’umanità […], l’artista avverte tutto ciò come e cento volte più degli altri […] quindi diventa tragico, assolutamente tragico. Ecco perché le mie sculture sono forme selezionate, architetture di un’enorme tragedia […]. I cavalieri e il cavallo, nelle mie ultime opere, sono diventati strani fossili, simboli di un mondo scomparso, o piuttosto, di un mondo che io credo sia destinato a scomparire per sempre”. Esempio altissimo nella sua scarna modellazione è la figura del Prigioniero, in cui si ravvede l’umanità inerme, sconfitta, vittima sacrificale della storia e del male provocato dal progresso e dalle letali ambizioni del potere umano.

In mostra sarà presentata anche una Bagnante, che nella sua postura accovacciata ricorda il celebre Adolescente di Michelangelo. Nella figura di Marino Marini, pare adesso prevalere un sentimento di introversa malinconia, di sconforto e avvilimento. Ultime delle cinque sculture più rappresentative del mondo di Marino Marini è la Danzatrice, collocata in una sala caratterizzata dalle sculture in copertone di Canevari. Come il Funambolo, anche la danzatrice è figura del circo, luogo di giochi acrobatici, coreografie mirabolanti, messe in scena sarcastiche, che tanto affascinarono Marino. Se nella parabola artistica di Marino si assiste alla dissoluzione del mito dell’eroe, simbolo di un’umanità trionfante, virile, ma disillusa, dopo guerre fratricide e possibili apocalissi tecnologiche, ecco che le figure del saltimbanco e della danzatrice si impongono al tempo della disumanizzazione moderna come alternativa vitale e speranzosa. Sono figure di un’età primigenia dell’umanità in cui fantasia e creatività, gioco e ironia dominavano la scena dell’arte e del sacro, figure a cui l’artista si ricollega per contrastare ed esorcizzare il male che corrode ogni passato e futuro umanesimo. Così si esprimeva Marino a proposito della sua fascinazione per il circo e le sue figure: “Ho vissuto dietro il teatro, perché dietro di esso vi è, per la fantasia, un mondo formidabile: la forma si mescola con i colori, si mescola con il personaggio che si falsa; il falso diventa vero, il vero diventa falso; lì il mondo della fantasia si apre. È un mondo di giocolieri, dove non c’è più né maschio né femmina: colori e forme che cambiano, diventano piatte, diventano piene; tutto il mondo vissuto e immaginato sta dietro un fondale di teatro. Da questo mondo ho avuto una grande impressione ed è stata di una grande importanza per un certo periodo, quello dei giocolieri, delle danzatrici, posteriore al 1950”.

Con la mostra No Heroes, Drama: Four Acts prosegue così il suo racconto, costruendo un percorso in cui il patrimonio storico del Forte Belvedere diventa teatro di un confronto serrato tra linguaggi artistici, memoria e presente. Il progetto culminerà a settembre con il terzo intervento espositivo, Oscuro Abbagliante, installazione site-specific dell’artista norvegese Per Barclay.

VISITE

Le visite e le attività sviluppate da MUS.E consentiranno di apprezzare la storia e gli spazi del Forte di Belvedere ma anche di esplorare le sue connessioni con la città passata e presente, favorendo la partecipazione attiva di ciascuno, anche in chiave intergenerazionale.

ORARI
LUNEDÌ
CHIUSO
MAR-DOM
10:00 - 20:00

BIGLIETTI
Ingresso - Residenti della Città Metropolitana di Firenze - minori 18 anni, possessori Card del fiorentino, membri ICOM, ICOMOS, ICCROM, guide turistiche e interpreti, giornalisti, disabili e accompagnatori
Gratuito
Ingresso - Non residenti della Città Metropolitana di Firenze
€ 8,00
Ridotto (18-25 anni e studenti universitari)
€ 5,00
Visita alla mostra in corso e attività - Residenti della Città Metropolitana di Firenze
€ 4,00
Visita alla mostra in corso e attività - Non Residenti della Città Metropolitana di Firenze
€ 8,00

PRENOTAZIONI
Email
info@musefirenze.it
Telefono
055 0541450